martedì, settembre 27, 2005

appunti

ad kapokkiam

Non riesco a dimenticare una frase che ho ascoltato: "Non è necessario vivere in eterno, ma vivere la propria vita"... parole semplici, ma così piene di significato.

Alba  di  Templar
delle 27/09/2005 14:34
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martedì, settembre 27, 2005

Considerazioni

ad kapokkiam

L’uomo cerca Dio in una vita di sacrifici, pensando che attraverso la privazione si possano accumulare crediti per il paradiso. Esistono persone che dedicano tutta la loro esistenza al martirio se non fisico, di certo psicologico, fino al punto di trarre una gioia catartica da esso.
Senza scomodare i taglienti sillogismi dei grandi filosofi della esistenza umana, molto semplicemente credo che il dolore è una meta nascosta della psiche umana perché di fatto esso è motivo di quella aggregazione sociale su cui le religioni abramitiche creano le fondamenta della loro Ecclesia.
Perché il Bene deve essere raggiunto attraverso il sacrificio e la rassegnazione ?
Perché deve essere un tabù quello di essere virtuosi attraverso la celebrazione della Vita anziché la sua mortificazione?
Ben calzante è il concetto estetico-morale che Winckelmann proponeva nel suo ideale Classico allorché si riferisce alla suprema armonia della scultura greca come espressione di "nobile semplicità e serena grandezza": semplicità nel senso di essenzialità, universalità e non esagerazione, naturalezza e spontaneità, naturale sviluppo di una forma verso la sua perfezione; grandezza, invece, nel senso di onnicomprensività, magnanimità, frutto di un animo lungimirante che tutto abbraccia e nulla esclude, una grandezza serena che è tale poiché di nulla abbisogna.
Vorrei ritrovare questo legame semplice e armonioso con la Natura, ne avverto il bisogno intimamente, anche se il mio raziocinio materialista mi impedisce ancora di aprire le braccia per accogliere quello che solo l’intuito può afferrare. Credo di essere sulla buona strada.

 


Alba  di  Templar
delle 27/09/2005 14:27
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sabato, settembre 24, 2005

Prospettive

immagines

 

 

Alba  di  Templar
delle 24/09/2005 12:13
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mercoledì, settembre 21, 2005

La modalità dell'avere

ad kapokkiam

Sulla scia di qualche recente lettura su Fromm indugiavo, come al solito, su qualche questione di natura schifosamente esistenziale: vivere secondo la modalità dell’avere o dell’essere.
Tutto attorno a me è incentrato sulla modalità dell’avere, gli individui tendono a “possedere” in maniera morbosa in tutti i campi, da quello prettamente materiale, sino a quello affettivo e finanche ideologico. Si accumulano cose, persone, eventi ma non si interiorizzano… proprio come accade  allo studente che impara la lezione a memoria e non ne fa suo l’intimo significato.
Quello che “abbiamo” ci da evidentemente più sicurezza di quello che siamo, e questo testimonia la nostra grande immaturità interiore, giacché si è pronti a sacrificare la propria intima “essenza” in nome dell’acquisizione di qualche oggetto, o anche per “avere” un legame egoistico e superficiale con qualcuno.
“Abbiamo” le famose maschere pirandelliane e dunque non siamo quello che vorremmo apparire, indossiamo identità stereotipate e preconfezionate con l’unico scopo di rimanere integrati nel convenzionalismo. “Abbiamo” terrore di essere emarginati, e inquadriamo anche le nostre reazioni di scontento nella matrice dei comportamenti codificati aprioristicamente dal Leviatano sociale.
Fin qui nulla di nuovo, perché fiumi di inchiostro sono stati versati in proposito… quello di cui si sente ora il bisogno è una via di uscita da questo stato di cose, una speranza per chi non ha la somma fortuna dell’insensibilità, per chi non riesce più a fare le cose che milioni di persone fanno senza chiedersi il perché.
Mi chiedo se possa esistere su questa terra ormai così perversamente antropizzata, un posto in cui le persone possano portare solo se stessi… nulla di più, nulla di meno.

 

 

Alba  di  Templar
delle 21/09/2005 13:43
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domenica, settembre 18, 2005

Mare

ad kapokkiam

 

I miei pensieri come onde,
solenoidi spumeggianti che si infrangono
sulle rocce taglienti della sterile consuetudine


Ancora una volta guardo il mare, il mio amico di sempre.
Osservo le sue onde tumultuose e le paragono ai miei pensieri spesso spumeggianti ma che si infrangono inequivocabilmente sulla battigia, una lunga distesa di sabbia, piatta e levigata come la consuetudine che plagia i nostri sensi.
E’ una energia cinetica immensa quella che muove tutta quell’ acqua, così come incommensurabile è la potenzialità biologica racchiusa in ogni molecola di quel grosso universo borbottante.
Dopo una mareggiata rimangono le pozze, individualità slegate dall’intero ma che col tempo si assorbono scomparendo e lasciando sulla spiaggia le tracce tangibili della forza vivificante del loro genitore.
Nonostante la declinazione maschile del sostantivo che ad esso si riferisce, il mare non è uomo ne donna perché in esso si sposano armoniosamente la forza creatrice di un grembo femminile e quella distruttrice della spada virile… L’Oceano affascina sia quando il Sole radioso ne irrora di oro bollente i fluttui tumultuosi sia quando la Luna ne carezza col suo tocco argentato le placide acque.
Passeggiando su una riva deserta si percepisce il suo profumo, la sua essenza, quell’ umor vitae la cui percezione ci proietta in piacevoli e armoniosi pensieri.
L’odore del mare diventa odore di morte quando ci troviamo nei suoi cimiteri, i grossi porti metropolitani ove pesanti bare di metallo defecano irrispettosamente i loro veleni nelle acque che ivi ristagnano prive di vita.
È forse per questo, oppure solo per capriccio, che di tanto in tanto questo tumultuoso poeta dal liquido verso ammonisce l’uomo con qualche disastro, perché come è capace di accarezzare morbidamente una riva, è altrettanto in grado di devastare una costa.


Alba  di  Templar
delle 18/09/2005 11:26
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venerdì, settembre 16, 2005

Disarmonia

ad kapokkiam

Detesto le persone polemiche e aggressive perché riescono quasi sempre a farmi perdere il controllo, a portarmi sul loro campo di battaglia e a destare quell’impulso potente di collera che squilibra il mio essere verso una irrazionale emotività.
È una sensazione strana avvertire le iniezioni di adrenalina suscitate da questa mia reazione, si avverte una energia smisurata e un incontenibile istinto animale alla sopraffazione dell’inopportuno interlocutore.
La cosa più detestabile sono gli spiacevoli effetti che permangono successivamente a tale squilibrio emozionale cioè disgusto, demotivazione e disprezzo verso la causa scatenante tutto il processo.
Esistono persone la cui semplice vista riesce a farmi provare tutto quanto appena descritto e, appurati gli effetti che fanno le mie occhiate a costoro, credo in questi casi il mio sguardo rifletta in maniera letale lo stato d’animo che provo.
Il mio rammarico è che non riesco a controllare né l’impulso alla collera, né gli effetti secondari: bastano pochi momenti e quello che vorrei essere lascia il posto  a quello che non vorrei essere sicché i modesti strumenti relazionali di cui dispongo si trasformano in armi troppo affilate.
Il tentativo che ho fatto è quello di evitare del tutto di affrontare certe situazioni, che ovviamente accadono prevalentemente in ambito lavorativo, ma ho scoperto che è impossibile… gli stronzi ti seguono col lanternino!

Alba  di  Templar
delle 16/09/2005 11:02
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giovedì, settembre 15, 2005

ad kapokkiam

filiamo il nostro tessuto partendo dalla sottile trama del silenzio

Alba  di  Templar
delle 15/09/2005 09:57
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giovedì, settembre 15, 2005

Alieni

ad kapokkiam

Nell’era della comunicazione quello che manca è il dialogo.
È assurdo pensare che la maggior parte delle persone parlino tra loro ma semplicemente non si capiscono, e si fraintendono perché il loro atteggiamento mentale non è aperto all’opinione altrui.
Come cittadelle fortificate ognuno difende la propria posizione spesso chiudendosi completamente agli input esterni e avendo l’innata presunzione che siano solo le proprie idee ad essere quelle “giuste”. Non voglio dire che il dialogo sia proprio del tutto assente, tuttavia è la predisposizione al dialogo che manca, cioè la voglia e la fantasia di scoprire le idee degli altri.
Ho sempre pensato che se si dedicasse del tempo in più al dialogo si smorzerebbero molti conflitti di varia natura a partire dalla sfera personale fino ad arrivare a quella sociale.
Si perché credo che il presupposto per far “guerra” al prossimo è non conoscerlo, il nemico è sempre identificato con l’alieno (ante litteram) cioè con un’entità al di fuori del nostro contesto che minacci, direttamente o indirettamente, il nostro status consolidato.
Qual è dunque l’antidoto conto “gli alieni”? ovviamente il libero dialogo perché credo non capiti mai di provare un sentimento ostile verso colui con cui si sono condivise in maniera armoniosa idee e prospettive.
Rileggo quanto scritto e mi convinco di quanto siano utopiche le mie idee… infatti la tendenza stessa al conflitto è così radicata nell’indole umana che assumere l’atteggiamento psicologico necessario al libero dialogo diventa un impresa se non impossibile, di certo molto rara da riscontrare.
Lo si vede in giro, ad ogni livello del vivere… l’uomo cerca conflitto quando guida per andare a lavoro, nel lavoro per far vincere la propria idea su quella degli altri, al supermercato quando fa la fila, a casa per difendere la propria indipendenza ecc
In definitiva, viviamo in un mondo popolato di alieni guerrafondai… in bocca al lupo!

 

 


Alba  di  Templar
delle 15/09/2005 09:26
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martedì, settembre 13, 2005

"Felicità è una cosa che viene quando uno è contento"

ad kapokkiam

Una delle questioni più antiche e più affrontate nella storia dell’uomo è come si raggiunga la felicità. Ovviamente, e a dire il vero nei momenti  più impensati, questo pensiero mi si presenta con una spontaneità quasi infantile rapendomi per qualche attimo alla Scena della rappresentazione esistenziale e regalandomi brevi epifany di genuina consapevolezza.
E’ appurato ormai da anni, anzi millenni, di elucubrazioni filosofiche che la felicità (qualora esista veramente) non si raggiunga accumulando status symbol iniettati nella psiche del cittadino medio dalle alienanti logiche del marketing pubblicistico.
Del resto, dal momento che non ho alcun pregiudizio ideologico, ho provato a seguire la via del consumismo ma l’esito, anche se di certo non è stato catastrofico come asserirebbe un lama tibetano o un comunista convinto, di sicuro non è stato soddisfacente.
Mi capita spesso di prestare attenzione ad una conversazione e ad i concetti in essa espressi (atteggiamento peraltro raro nella maggior parte degli individui) e rimango sbalordito dalla incredibile capacità dell’intelletto umano di ripetere, sotto varie luci, gli stessi luoghi comuni esaurendo la vivacità del pensiero esclusivamente ad un conflitto di posizioni, una guerra di trincea in cui i soldati difendono strenuamente qualcosa di così futile da poter essere liquidato con un ben minor dispendio di energie emotive.
Ho scritto questo perché vale una cosa simile anche per il concetto di felicità. Si passa una vita a perseguire, e dunque a difendere con sacrificio ed abnegazione, la propria idea di felicità, la si protegge così bene dentro di se che ad un certo punto si perde la capacità di interagire dinamicamente con essa, trasformandola in un feticcio che ci si riduce a concupire per abitudine non già per passione.
Ma allora in cosa consiste la vera felicità?
A questa domanda mi sono riproposto di rispondere a rate, perché al momento sento di non disporre dell’adeguato Capitale di idee.
Per adesso suppongo che l’atteggiamento migliore per “predisporsi” ad essere felici è allenarsi alla flessibilità, cioè imparare a saper ricominciare ogni volta che è necessario, a non costruirsi barriere troppo solide attorno giacché ogni barriera protettiva è a sua volta una prigione letale… e qui, come sempre, il problema è mettere in pratica quello che penso.

 

Alba  di  Templar
delle 13/09/2005 10:29
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lunedì, settembre 12, 2005

1) ipocrisia 2) falsità!

ad kapokkiam

In un momento di tempo libero ho fatto svogliatamente un giretto sui vari blog di splinder, saltando da uno all’altro, senza un preciso scopo e senza una logica… ho scoperto che esistono tipologie che si ripetono, tipi umani che raccontano se stessi in maniera simile. Allora ho pensato…quanti me stesso esisteranno qui? Quante persone hanno una struttura mentale simile alla mia? A quale gregge di pecore appartengo?

La cosa che ho notato subito è che il 90% dei blog di adolescenti mette nel campo “io odio-i hate” i seguenti sostantivi :1) la falsità, 2) l’ipocrisia, in aggiunta a vari corollari più o meno riconducibili ad essi. Allora mi chiedo… quanti di loro sono i primi ad essere falsi ed ipocriti? Come si può condannare i mali di una società rimanendo all’interno di essa e condividendone i compromessi? Io vivo in un mondo di falsi ed ipocriti e dunque anche io sono falso ed ipocrita. Solo chi ha il coraggio di spezzare le catene, divincolarsi davvero dal conformismo (non a chiacchiere) può permettersi di denunciare le malattie sociali da cui si è tirato fuori.

In altre parole, per me è inconsistente la critica di un alcolizzato che si scagli contro la pratica dell’uso e dell’abuso di alcol: sarebbe più coerente che costui combattesse la sua dipendenza e solo dopo mettesse in guardia gli altri.

Se esistessero delle personificazioni della falsità e dell’ipocrisia, queste entità riderebbero compiaciute dello strabiliante successo che in questo tempo ha riscosso la loro brillante esibizione nel palcoscenico della società materialista.

…ed il bello è, che anche io, pur rendendomene conto in maniera critica, sono loro schiavo.

 

Alba  di  Templar
delle 12/09/2005 11:23
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L'elogio dell'inconsistenza

Questo blog è nato da un sussurro e si autoalimenta di impressioni, emozioni e illusioni. In esso mi riprometto di riversare tutta la mia inconsistenza, o perlomeno ciò che tale appare agli occhi del conformismo dilagante.

 

Amo

Amo chi sa vedere il bello di ciò che ha intorno e chi riesce a tenere questa visione per tutto il tempo.

Amo le persone che sanno parlare al cuore nell'universale linguaggio dell'amore.

Amo chi sorride, chi ha il coraggio di lottare per i propri sogni senza mollare mai, nonostante le sconfitte.

Amo la Natura nelle sue manifestazioni quotidiane e in quelle secolari. Amo sentire la sua energia ancestrale pervadere lo spirito di chi sa abbandonarsi ad essa.

Amo chi mi ama.

 

Odio

Spesso quello che Odio è qualcosa che ha molto da insegnarmi... con mio costante stupore.

 

Melodie

 

Pettegolezzi

 

I Wish

Vincere le mie paure e insicurezze.

Coniugare il Cervello con il Cuore, superare il Dualismo, Unificare Ragione e Sentimento.

Realizzare L' Opera

My Fears

..."arrivare, in punto di morte, e capire, di non aver vissuto"...

 

Albe dipinte

 

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